© ANSATORINO - Vince da numero uno, Carlitos Alcaraz. Lo fa dall’alto di un tennis evoluto, carico di effetti speciali, che richiamano applausi, li strappano anche ai tifosi giunti al Pala Inalpi per spingere Musetti a una nuova impresa. Tre successi, uno dietro l’altro, quelli che servivano per conservare il podio più alto del tennis. La prima sfida di queste Finals è vinta. Ora c’è quella con Sinner, che già conosce il nome del suo avversario in semifinale, Alex De Minaur. Musetti non se ne va da sconfitto, esce tra gli applausi. Troppo stanco per ribellarsi ad Alcaraz, ma le sue prime Finals l’hanno visto tra i protagonisti. Considerazioni che valgono come una vittoria. Chiude con un successo su De Minaur, con tre buone prove, con gli applausi del pubblico che gli faranno compagnia nei giorni a venire, che saranno dedicati all’arrivo del piccolo Leandro, il secondo figlio.
Tutti a Torino per Musetti
Nel gioco delle parti, s’intuisce che Musetti attenda uno di quei momenti d’impalpabile evanescenza che Alcaraz sparge, talvolta a piene mani, nelle sue prove. Sono come special che si accendono nel flipper dell’incontro, attimi di estraniamento che consentono di avvicinarlo. Fanno parte del corredo dello spagnolo, e compaiono qui e là anche in questa serata che il pubblico dedica al nuovo idolo italiano con cori calcistici. Dal grande display in alto emergono volti noti, c’è Berrettini in completo beige, Sonego con la compagna, Del Piero con signora e signorina (la figlia). Sono tutti lì per Musetti, per il ragazzo che rende facile e comprensibile, uno sport irto di difficoltà. Lorenzo ha vinto con il cuore il match con De Minaur, è ancora in corsa per le semifinali, ma se cuore e anima sono pronti a nuove avventure, le gambe restano le stesse che già nel match contro l’australiano erano pronte a dare le dimissioni. Muso viene da otto settimane di tennis senza tregua, Alcaraz da otto settimane di quasi totale riposo. La differenza, alla fine, la fanno quei pochi momenti, non più di quattro nel corso del primo set, in cui l’italiano non trova subito la miglior posizione per colpire, e disperde qualche punto “facile” nel bel mezzo di un confronto fondato su una sostanziale parità.
