«Curioso», butta lì Adriano Panatta, alle pendici di una riflessione che propone di tramutarsi in un’impervia scalata, ma è così gentile da esporre nella sua versione ridotta, da manuale Bignami del tennis. «Tra i due ragazzi della finale di Montecarlo, il tennis che impressiona di più ce l’ha Alcaraz, che alla fine è quello che mi sbalordisce di meno. La meraviglia è Sinner, che forse ha qualcosa in meno in quanto a versatilità, e vorrei sottolineare il forse… Ma finisce sempre per impressionarmi positivamente e colpire la mia immaginazione». Lo ascolto, e m’intrufolo il giusto nei suoi pensieri per chiedere se c’è un perché, che a questo punto non vorrei perdermi. Mi risponde con la “voce che viene da lontano”, quella dei racconti, la stessa di quando si guardava insieme un match di Federer a casa sua, e mi chiedeva… «Hai visto cosa ha fatto Roger? Beh, quello è un colpo che non si può fare. È vietato. Chiunque lo tentasse sarebbe costretto a cappottare su se stesso. Solo lui ce la fa». Bei ricordi, ma ora quel “perché” lo voglio davvero sapere.
Panatta su Alcaraz: "So come gioca, ma Sinner è diverso"
«Vedi», continua, «Alcaraz so come gioca, più o meno, e riesco a immaginare il colpo che sta per eseguire, il tracciato che sta esplorando. So che può sbagliare, e talvolta sbaglia. È sorprendente ma non mi sorprende quasi mai. Sinner è diverso, è cresciuto talmente in questi anni da far perdere le tracce di com’era una volta. Mi chiedo se lui se lo ricordi come giocava, io no davvero. E questo succede quando uno cresce dentro, e Jannik è cresciuto davvero tanto nella testa. L’ha posta davanti a tutto, l’ha coltivata, ha studiato, e credo che quest’ultimo sia il più bel messaggio rivolto a tutti i ragazzi, tennisti e no. Oggi, quando lo vedi giocare, sei costretto a chiederti che cosa stia passando tra quei suoi neuroni, e lì la risposta diventa difficile davvero. Quelli sono i momenti in cui m’impressiona di più. La sua tenuta quando Alcaraz gli è finito un attimo avanti… Ma l’hai vista? E nel secondo set, quando ha sentito che era il momento di riprendersi il break? Ha fatto muro, insinuando non pochi dubbi nello spagnolo, e quando il break l’ha ottenuto aveva costruito anche un’autostrada che l’ha portato dall’1-3 al 6-3. Cinque game di seguito, come niente».
