Guido VaciagoL’ala destra deve correre. E dribblare. E crossare. Muscoli e classe. Seta e acciaio. Se l’ala destra soffre di solitudine, come qualcuno sostenne anni fa, è certamente affollata di qualità, perché non gliene basta una per eccellere su quel binario di campo, dove si possono decidere le partire nel modo più affascinante di tutti.
10) Douglas Costa
Classe, velocità, genio: tutto in un corpo fragile come il cristallo e comandato da una volontà che funzionava a intermittenza. Però che gol...

9) Massimo Briaschi
Ala atipica, quache volta più seconda punta, ma micidiale per continuità di rendimento e abnegazione alla causa.

8) Domenico Marocchino
Un giorno Tardelli disse: «Se riuscivi a stare nella Juve di Platini e dei sei campioni del mondo, allenandoti così poco e male, significa che avevi una classe immensa. E forse che eri anche un po’ cretino per quello che hai sprecato». Marocchino da parte sua rimpiange poco o niente. Si è divertito e ha fatto divertire. E sì, aveva una classe immensa.

7) Federico Munerati
Roba di Quinquennio d’oro, roba di un altro calcio, quando l’ala era quasi un’altra cosa, ma restavano a delineare il ruolo sempre le stesse caratteristiche: classe (ne aveva tanta, assicurano tutte le cronache), corsa (pure) e piede delicato per portare il pallone sulla testa, implacabile, di Farfallino Borel.

6) Bruno Nicolè
Stare nella Juventus di Sivori, Charles e Boniperti senza sfigurare e, anzi, servendo la causa con medesima classe, dialogando nella stessa lingua di quei mostri del pallone, timbra il passaporto di Nicolé per l’inserimento nella top ten delle ali destre. E pure qualche grande gol.

5) Ermes Muccinelli
Per i greci, Ermes era il dio dei ladri, dei commercianti e degli atleti. Muccinelli non era di sicuro un ladro, ma certamente era furbo come certi commercianti («Mi manca un millimetro a 1 e 65», aveva detto alla visita di leva per sfruttare l’esenzione che scattava al di sotto di quella misura) e di sicuro era un grande atleta. Al servizio della Juventus di Boniperti centravanti, che lui serviva diligentemente ogni domenica pomeriggio, per finire la serata al night.

4) Angelo DI Livio
L’uomo che ha militarizzato il ruolo. L’ala soldato, uomo di truppa che sapeva trasformarsi in cavalleria quando, finite le corvée difensive, superava la metà campo. Illusionista con un solo trucco, ci ha fatto cascare centinaia di terzini che, quella finta a rientrare, non sono mai riusciti a decifrarla, così semplice, così difficile. E lui sempre sull’attenti, soprattutto quando correva.

3) Juan Cuadrado
Cuadrado danzava calcio, ballerino prestato al football, che ha praticato con la leggerezza di un balletto classico e la foga di una crew hip hop. Micidiale anche sotto porta, ha firmato gol iconici per la storia del ciclo bianconero dei nove scudetti, sempre con il sorriso sulle labbra e lo sguardo sognante di chi segue il ritmo di un musica che gli altri non sentono.

2) Mauro German Camoranesi
Nella miscelazione degli ingredienti di Camoranesi, al dio del calcio è scappata la mano sulla cattiveria agonistica, così da far uscire un’ala di classe e dribbling, ma con una punta di veleno in più. Campione del mondo da protagonista a Berlino, alfiere di tante Juventus, compresa quella di Serie B, difesa con orgoglio oriundo dall’ala che mordeva.

1) Franco Causio
Causio ha innalzato a livello di nobiltà il mestiere dell’ala destra. Era il Barone, perché comandava, perché aveva stile, perché nel suo calcio scorreva sangue blu. E quando il clima si surriscaldava, come certi baroni medievali non esitava a sguainare la spada e combattere a singolar tenzone con l’avversario. Preferiva, tuttavia, dribblarlo, lasciarlo lì a meditare sulla sua condizione plebea, mentre lui era già a crossare per uno dei fortunati centravanti che godevano della sua assistenza.

2) Mauro German Camoranesi
Nella miscelazione degli ingredienti di Camoranesi, al dio del calcio è scappata la mano sulla cattiveria agonistica, così da far uscire un’ala di classe e dribbling, ma con una punta di veleno in più. Campione del mondo da protagonista a Berlino, alfiere di tante Juventus, compresa quella di Serie B, difesa con orgoglio oriundo dall’ala che mordeva.
