Cosa ci rimane dalla folle notte di San Siro? Non le scuse di Alessandro Bastoni, che a ventiquattro ore dalla sua recita, non ha sentito il bisogno di giustifi care il suo gesto. Bisogna capirlo, perché "i sacrifici non sono solo quelli dell’operaio e del muratore che si sveglia presto, ma anche quelli dei calciatori che hanno poco tempo da dedicare alla famiglia" (intervista del medesimo ad Alessandro Cattelan del 3 aprile 2025). Il povero Gaetano Scirea, figlio di operai, che guadagnava assai meno di Bastoni e ha vinto assai più di Bastoni, si vergognava a farsi vedere dagli operai che andavano al primo turno di Mirafiori, mentre lui tornava dalla festa per lo scudetto. Certo, erano altri tempi, altri valori si respiravano anche in Serie A e, sicuramente, si leggeva anche qualche libro in più in ritiro. Ma stiamo divagando.
Arbitri sotto accusa: riforma, professionismo e limiti del Var
Quindi, cosa ci rimane della folle notte di San Siro? Un settore arbitrale a pezzi. Sotto attacco da parte di una buona parte della Serie A, che pressa per una riforma profonda e sostanziale. Non so se il professionismo possa risolvere i problemi, perché non basta un contratto che offra più tutele e una maggiore sicurezza previdenziale a rendere più attento La Penna (e, soprattutto, più onesti i calciatori che di fronte a La Penna svengono per l’emozione). Certo, se il professionismo comporta anche più allenamenti, più preparazione, possibilità di sviluppare in modo più logico e meritocratico le carriere (ora incastrate in meccanismi parastatali di graduatorie, peraltro non del tutto trasparenti), forse sì, si può sperare che nel giro di qualche anno la situazione migliori. Ma, ora come ora, abbiamo degli arbitri di qualità tecnica inferiore a quelli della precedente generazione e non possono trasformarsi in Collina solo grazie a una riforma. In più, abbiamo regolamenti ottusi con interpretazioni cervellotiche, che cambiano ogni due o tre giornate totalmente ad minchiam (per esempio: nessuno ci ha ancora spiegato perché il gol di Dimarco contro la Cremonese è buono, nonostante Lautaro davanti al portiere avversario, mentre quello di Koopmeiners contro la Lazio è da annullare per l’identica posizione di Thuram). Bene il professionismo arbitrale, bene toglierli dal controllo della Figc (così sfrondiamo un po’ di sospetti e dietrologie che ieri fi orivano come un giardino in primavera). Bene tutto, se tutto viene fatto bene. E in fretta (la riforma dei campionati la aspettiamo, per dire, da otto anni).
Squalifiche, grazia presidenziale e il precedente Lukaku
Perché tra le cose che rimangono della folle notte di sabato c’è la squalifica di Kalulu, che non giocherà contro il Como e il via libera a Bastoni, che giocherà contro il Lecce. Ora, che non si potesse intervenire sabato sera per l’insensato protocollo Var (già calpestato mille volte, ma - per carità! - intoccabile in quella assurda circostanza), ce lo siamo fatti andare bene, ma che non si possa sanare quello scempio, oggi o domani, a bocce ferme, non è solo ingiusto, è demenziale. Vorremmo qui ricordare che il presidente Gravina tolse una squalifica in Coppa Italia a Lukaku, con una grazia presidenziale. Chissà se ha fatto cenno di ripetere la mossa, nella telefonata con Elkann? Perché tra le cose che rimangono della folle notte di sabato, c’è anche quella telefonata. È la prima volta che un intervento del genere viene reso pubblico ed è un altro segnale del sempre maggiore impegno di John nella Juventus. Sono tanti anni che i tifosi della Juventus chiedono a proprietà e dirigenza di difendere maggiormente il club. Chiellini e Comolli nel dopo partita di San Siro e la chiamata di Elkann a Gravina sono segnali che vanno in quella direzione.
