Buffon, Bonucci e il peso del mancato Mondiale
Su Buffon e Bonucci dopo l'eliminazione con la Bosnia: "È stata dura per me, un tifoso come tutti gli altri anche se un po' più inside perché poi l'ho vissuta e ho ancora sulle mie spalle le prime due, non me le dimentico. Una parte della delusione di tanti ragazzini me la sento ancora sulle spalle che sono riuscito a compensare con quella grande gioia delll'Europeo ma non viene cancellata del tutto. La delusione è ovvia, la vita va avanti ma ci sono ferite che non si rimarginano mai. Questa sarà una di quelle. Da dove si riparte? Bisogna ripartire dalle persone, quelle politiche, quelle amministrative e quelle sportive. Ci vogliono figura con una gran voglia di prendersi questa responsabilità e metterci tanto impegno in quello che deve essere un progetto a lungo termine. Io non so cosa sia stato fatto fino a oggi, quindi non ho la competenza di andare a dire cosa sia giusto o sbagliato... Non saprei farlo nemmeno della Juventus, figuriamoci di tutte le squadre dilettantistiche e professionistiche di tutta Italia. Chiaro che ci vuole qualcuno che ci investa tempo e sappia riconoscere le persone che hanno una visione futura e scegliere i migliori in Italia mantenendo quella che è la nostra tradizione senza poi nascondersi dietro al passato. Le persone sono quelle che fanno la differenza. Detto questo penso che un gruppo di giocatori ci sia e si possa comunque raggiungere i prossimi Europei e Mondiali, come potevamo raggiungere questi perché poi non è che siamo stati umiliati perdendo tutte le partite ma soltanto nel girone con la Norvegia. Ci vuole unità, pazienza, tanta passione e sacrificio".
Il ruolo alla Juventus
Sul ruolo alla Juventus: "Strategia è una parola importante. Alla fine il ruolo che faccio è un ruolo dove cerco di passare la mattina nella parte sportiva quando riesco a conciliarlo con le varie attività istituzionali che portano via molto tempo e in questo ultimo periodo ancora di più con la Lega, la Federazione e l'UEFA. Viaggio abbastanza e due-tre giorni alla settimana sono fuori dalla mattina alla sera. Cerco comunque di supervisionare e dare una mano a quella che è la parte sportiva affinché corra tutto liscio. C'è una condivisione di quelle che sono le piccole problematiche e cercare di dare una direzione alla squadra che poi è anche un'azienda ed è un ramo che ci tenevo a scoprire e a vivere un po' di più. Nella parte aziendale ci sono più di 300-400 persone che permettono alla parte sportiva di giocare e basta. La Juventus è qualcosa di molto più grande rispetto a quel che si vede solo sul campo. Cicli? Non credo al progetto del fra cinque anni vinceremo perché faccio una cosa oggi. La strategia va avanti ma già quest'anno cambia andare o meno in Champions, puoi accelerare o meno a seconda degli obiettivi che raggiungi. Quello che vedo per la Juventus è che torni a competere per quello che ha sempre fatto nella sua storia. Questo è un ciclo che è destinato a crescere perché in mezzo a tante difficoltà si sono visti gli uomini. Poi ci sono i rinnovi di alcuni giocatori, dell'allenatore danno una stabilità a quella che è la spina dorsale di questo gruppo. Bisogna ripartire dalla forza dimostrata quest'anno per andare a trovare l'entusiasmo di annussare la vittoria. Questo mi aspetto nei prossimi anni, poi da lì a vincere capitano tante altre cose e ci sono gli avversari".
