Pagina 5 | Chiellini e la perfezione Juve: "Società modello anche nelle difficoltà. Qui c'è una garanzia". E sul futuro...

Ci sono personaggi che restano legati a vita a una squadra per quanto l'hanno vissuta e per quanto ne hanno incarnato il Dna in campo e fuori. Ci sono calciatori destinati a restare nella leggenda, non solo per quanto hanno vinto, ma anche e soprattutto per quel che hanno fatto per certi colori. Giorgio Chiellini alla Juventus è arrivato da ragazzo fino a diventarne uomo e simbolo con la fascia di capitano al braccio. Da calciatore a dirigente cercando sempre di portare in alto il nome del club e lavorare affinché tutto possa continuare come è sempre stato. Da dietro la scrivania non è semplice, ma quando hai le conoscenze a 360 gradi dell'ambiente tutto può semplificarsi, ovviamente step by step. Ed è proprio lui a raccontarlo in un'intervista a Dazn, 'La voce di Giorgio': un viaggio dentro al mondo bianconero dell'ex difensore con qualche pillola d'azzurro. 

Chiellini e l'addio al calcio giocato

L'intervista di Chiellini parte dal suo addio al calcio giocato: "Quelle voci noi non le sentivamo, sentivamo soltanto in sottofondo un grande rumore ma quando sei concentrato sulla partita è tutto ovattato come se il volume si accendesse o spegnesse ogni volta che la palla esce o il gioco si ferma. La seconda vita è un gran cambio, non è facile da accettare e da capire. Bisogna essere fortunati a uscire nel momento giusto. Io penso di esser stato fortunato perché sono riuscito a giocare fin quando ho voluto e ho preso io la decisione di cambiare vita prima lasciando la Juventus e facendo un'esperienza in America. Soffri di meno quando puoi prendere tu la decisione di smettere. Per me e la mia famiglia si era chiuso quel cerchio ed era bello cominciare a pensare al domani, ma la cosa bella è che il tuo corpo e la tua mente siano allineati"

Chiellini: "La Juve è la società perfetta"

Sulla Juve: "La Juve è sempre la società perfetta anche quando le cose vanno male. Ha più di 100 anni di proprietà in un mondo in cui si parla di fondi, sovrani, la Juve è un unico anche nei momenti difficili che fanno parte della vita e da cui bisogna tornare e mi auguro possa presto tornare quel che ha sempre fatto la Juventus. La vera garanzia del club è chi sta dietro a questa società e la rende speciale rispetto alle altre. È quel senso di famiglia che poi si deve traslare nella vita quotidiana ma che ha fatto parte di quello che ho vissuto e che spero di riuscire a trasmettere anche agli altri"

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

L'importanza di Spalletti

Su Spalletti: "Luciano sicuramente ci sta dando tanto. Ero convinto potesse essere la guida per il prossimo futuro e così è stato. Lui sa percepire e quando è il caso di trasmettere la responsabilità ai giocatori. Questo fa parte delle caratteristiche dei grandi allenatori e delle persone abituate a navigare con queste capacità e qualità. Abbiamo un gruppo di ragazzi responsabili, ancor prima di calciatori bravi. Quindi un gruppo di uomini che sta crescendo e si è visto anche durante la stagione". Sulla stagione: "Una stagione di tanti cambiamenti con difficoltà prevedibili. Riuscire a tenere la barra dritta per arrivare a centrare gli obiettivi minimi e cercare di creare qualcosa è una parte molto difficile. Non era semplice, ma ancora la stagione non è finita e ci sono un paio di cose da sistemare. Quello che sento di dire è che qualcosa si sta costruendo, qualcosa per il futuro c'è. Quella luce alla fine di un periodo complicato, io credo che si riesca a vedere. Ci sono calciatori cresciuti, c'è una base da cui ripartire anche se poi devi essere pronto a tutto"

Il talento di Yildiz

Sul talento di Yildiz: "La vera differenza è quando li vedi allenarsi tutti i giorni. C'è un grado di livello di capacità di conoscere un calciatore: se lo vedi negli highlights inizi a conoscerlo, poi lo vedi in partita e allo stadio aumenti ancor un po' ma se lo vedi tutti i giorni capisci dove un calciatore può arrivare. Kenan è soltanto all'inizio del suo percorso che è già alto ma ha ancora ampi margini di miglioramento. Se guardate il Kenan dell'anno scorso rispetto a quello di quest'anno i miglioramenti sono incredibili. Io mi ricordo le sue partite con la Next Gen, poi con la prima squadra dagli Stati Uniti ma ha sempre avuto questa capacità, seppur giovanissimo, di far migliorare la prestazione della squadra solo con la sua presenza. Ora sta aumentando i numeri, l'incisività e tutto il resto. È soltanto l'inizio di una grande carriera". 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Milan-Juve e gli avversari Ibra e Allegri

Su Ibrahimovic in vista di Milan-Juve: "È il mio miglior nemico perché siamo stati compagni di squadra e ci siamo incontrati tante volte in partite che non potevano non essere importanti. L'ho sempre considerato un fuoriclasse e non ha vinto palloni d'oro soltanto perché ha avuto la sfortuna di vivere la sua carriera in mezzo a Messi e Ronaldo che sono due extraterrestri. Ma chi ci ha giocato insieme sa quanto è forte e quanto è in grado di poter fare la differenza. Nemico perché ha giocato sempre nelle squadre dove la rivalità era maggiore. Per me è sempre stato un banco di prova come difensore per alzare il mio livello di gioco. Il migliore è perché abbiamo un buon rapporto di stima reciproca. Sono contento sia nel mondo del calcio". Su Allegri: "La stagione del Milan è quella che mi aspettavo. Sono sempre stato convinto che il Milan è una squadra dove Max poteva trovare subito la quadratura e raggiungere la Champions League. Sin da inizio stagione ho sempre visto l'Inter come grande favorita per lo scudetto. Il Napoli che lo scorso anno ha vinto ha dovuto affrontare la Champions League e ti porta via tante energie. La rosa dell'Inter era quella più strutturata con l'incognita dell'allenatore, ma Chivu si è dimostrato all'altezza. Il Milan ha fatto un buon campionato facendo sognare per un certo periodo di poter star dietro all'Inter, ma personalmente ho sempre creduto in quel che ha detto Max. In questo momento c'è la griglia di partenza di inizio stagione, punto più o punto meno è così con l'eccezione del Como che ha fatto qualcosa di straordinario"

Il calcio italiano e i giovani

Sul calcio italiano e i giovani: "Credo che ogni squadra debba trovare un mix e la storia degli ultimi campionati italiani ha detto che ci vuole un po' più di esperienza. Questa squadra piano piano ci sta arrivando per naturale evoluzione dell'età e oggi sono in grado di reggere meglio quel che due anni fa non riuscivano. Fa parte della vita, la cosa più difficile è che non hai un tempo infinito. I progetti a lungo termine non esistono, ma in mezzo devi avere una serie di obiettivi altrimenti nel calcio non arrivi". Sull'Italia: "In quell'Europeo c'era il giusto mix. Io avevo quasi 38 anni e ora a quest'età far giocare le persone in Nazionale diventi un folle. Quando siamo stati eliminati dai Mondiali nel 2018 avevo 34 anni e pensavo di aver chiuso il mio ciclo azzurro, ma se non do l'addio alla Nazionale è grazie a poche persone. La prima cosa che mi ha detto Mancini è stata: 'Non ti prometto niente ma finché stai così io ti convoco e con me giochi'. Si percepiva un'atmosfera straordinaria per l'Europeo che poi abbiamo vinto. C'era qualcosa di speciale e non è un caso che abbiamo ancora il record di partite consecutive senza sconfitta". Sull'importanza dei blocchi in Nazionale: "Sono importanti nel senso che non hai tempo di lavorare per allenarti e quindi sapere dove sono i tuoi compagni senza dover pensare. L'aiuto che ti dà la Nazionale è che magari con qualcuno non ci giochi tutti i giorni ma ci giochi da tre, quattro, cinque anni in azzurro e li conosci a memoria. Io una cosa che trovo manchi sempre di più nel calcio moderno è il parlare, non c'è più comunicazione e si è persa l'importanza della parola in campo. Purtroppo è quasi scomparso".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Buffon, Bonucci e il peso del mancato Mondiale

Su Buffon e Bonucci dopo l'eliminazione con la Bosnia: "È stata dura per me, un tifoso come tutti gli altri anche se un po' più inside perché poi l'ho vissuta e ho ancora sulle mie spalle le prime due, non me le dimentico. Una parte della delusione di tanti ragazzini me la sento ancora sulle spalle che sono riuscito a compensare con quella grande gioia delll'Europeo ma non viene cancellata del tutto. La delusione è ovvia, la vita va avanti ma ci sono ferite che non si rimarginano mai. Questa sarà una di quelle. Da dove si riparte? Bisogna ripartire dalle persone, quelle politiche, quelle amministrative e quelle sportive. Ci vogliono figura con una gran voglia di prendersi questa responsabilità e metterci tanto impegno in quello che deve essere un progetto a lungo termine. Io non so cosa sia stato fatto fino a oggi, quindi non ho la competenza di andare a dire cosa sia giusto o sbagliato... Non saprei farlo nemmeno della Juventus, figuriamoci di tutte le squadre dilettantistiche e professionistiche di tutta Italia. Chiaro che ci vuole qualcuno che ci investa tempo e sappia riconoscere le persone che hanno una visione futura e scegliere i migliori in Italia mantenendo quella che è la nostra tradizione senza poi nascondersi dietro al passato. Le persone sono quelle che fanno la differenza. Detto questo penso che un gruppo di giocatori ci sia e si possa comunque raggiungere i prossimi Europei e Mondiali, come potevamo raggiungere questi perché poi non è che siamo stati umiliati perdendo tutte le partite ma soltanto nel girone con la Norvegia. Ci vuole unità, pazienza, tanta passione e sacrificio"

Il ruolo alla Juventus

Sul ruolo alla Juventus: "Strategia è una parola importante. Alla fine il ruolo che faccio è un ruolo dove cerco di passare la mattina nella parte sportiva quando riesco a conciliarlo con le varie attività istituzionali che portano via molto tempo e in questo ultimo periodo ancora di più con la Lega, la Federazione e l'UEFA. Viaggio abbastanza e due-tre giorni alla settimana sono fuori dalla mattina alla sera. Cerco comunque di supervisionare e dare una mano a quella che è la parte sportiva affinché corra tutto liscio. C'è una condivisione di quelle che sono le piccole problematiche e cercare di dare una direzione alla squadra che poi è anche un'azienda ed è un ramo che ci tenevo a scoprire e a vivere un po' di più. Nella parte aziendale ci sono più di 300-400 persone che permettono alla parte sportiva di giocare e basta. La Juventus è qualcosa di molto più grande rispetto a quel che si vede solo sul campo. Cicli? Non credo al progetto del fra cinque anni vinceremo perché faccio una cosa oggi. La strategia va avanti ma già quest'anno cambia andare o meno in Champions, puoi accelerare o meno a seconda degli obiettivi che raggiungi. Quello che vedo per la Juventus è che torni a competere per quello che ha sempre fatto nella sua storia. Questo è un ciclo che è destinato a crescere perché in mezzo a tante difficoltà si sono visti gli uomini. Poi ci sono i rinnovi di alcuni giocatori, dell'allenatore danno una stabilità a quella che è la spina dorsale di questo gruppo. Bisogna ripartire dalla forza dimostrata quest'anno per andare a trovare l'entusiasmo di annussare la vittoria. Questo mi aspetto nei prossimi anni, poi da lì a vincere capitano tante altre cose e ci sono gli avversari"

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Chiellini e il futuro

A chiudere Chiellini parla del suo futuro personale: "La mia idea iniziale era anche quella di stare lontano dalla parte sportiva per qualche anno per cercare di formarmi in quel che mi manca. Io ho sempre visto un angolo, una parte dove conoscevo anche le ragnatele mentre l'altra parte ogni tanto la guardavo, oltre al muro, ma senza mai scoprirla tutti i giorni. Andando da quell'altro lato cominici a scoprire delle dinamiche che c'è tanto e non è nemmeno così semplice. Fra qualche anno spero di vedermi sempre qua, in questa città che con i suoi pregi e difetti mi ha accolto e fatto diventare uomo, dove ora stanno crescendo le mie bambine, oltre a poter festeggiare qualche trofeo con la Juventus".  

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Chiellini e il futuro

A chiudere Chiellini parla del suo futuro personale: "La mia idea iniziale era anche quella di stare lontano dalla parte sportiva per qualche anno per cercare di formarmi in quel che mi manca. Io ho sempre visto un angolo, una parte dove conoscevo anche le ragnatele mentre l'altra parte ogni tanto la guardavo, oltre al muro, ma senza mai scoprirla tutti i giorni. Andando da quell'altro lato cominici a scoprire delle dinamiche che c'è tanto e non è nemmeno così semplice. Fra qualche anno spero di vedermi sempre qua, in questa città che con i suoi pregi e difetti mi ha accolto e fatto diventare uomo, dove ora stanno crescendo le mie bambine, oltre a poter festeggiare qualche trofeo con la Juventus".  

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus