Dagli inizi nel mondo del calcio fino alle "bugie bianche"
Sugli esordi nel mondo del calcio ha aggiunto: "Da piccolo abitavo vicino allo stadio del Varese e andavo a vedere gli allenamenti. Il primo ricordo è di quando aiutavo il magazziniere, che in una squadra di calcio è un ruolo molto importante, di potere. Dentro quegli spogliatoi c'erano dei giocatori che erano sogni proibiti. Cosa c'è oggi di quello che era da bambino in lei? La purezza nel vivere emozioni che ti fanno gioire e rattristare. La gioia nasce da risultati sportivi e conoscenze, la parte infelice invece dalla fiducia che riponi e non viene ripagata. Le ferite si sono rimarginate, ho una corazza che mi preserva da situazioni non gradite". Ma con il tempo il calcio ha cambiato Marotta: "È uno sport che è una grande palestra di vita e soprattutto si pratica in squadra. Questo ti accomuna, ti fa superare le difficoltà insieme e ti aiuta a superare i problemi della vita. Obbligherei tutti a fare una pratica sportiva, indispensabile per la crescita etica".
Da piccolo un altro sogno era quello di fare il giornalista: "Nel cassetto quello del giornalista era il secondo sogno, ma avevo una passione per le telecronache e radiocronache. In quegli anni la radiolina mi accompagnava nelle emozioni di quel calcio romantico che non c'è più. Mi firmavo GM, facevo una rubrica che veniva pubblicata il lunedì con un'analisi delle partite della domenica". Uno dei suoi soprannomi è Kissinger, come il famoso segretario di stato americano: "Mi è stato affibbiato da un mio presidente quando ero molto giovane. Era una persona di grandissima cultura e aveva apprezzato molto Kissinger e me l'ha trasmesso. Una delle mie qualità è essere diplomatico, di essere mediatore sempre delle difficoltà. Credo sia una delle mie più belle caratteristiche e quindi essere paragonato a lui… è stato un punto di riferimento. Come mi chiamano all'Inter? 'Dire', perché ho impiegato una vita per diventare direttore, per essere presidente invece è bastata una firma e un atto di fiducia della proprietà". Quello del calcio è un mondo complesso, ci sono verità che non si possono rivelare? "Credo sia così nella vita in generale - ha detto -, ma è chiaro che esistano le bugie bianche, che utilizzi per non rovinare qualcosa. Quando entri in questo mondo vieni coinvolto in un vortice, devi curare i dettagli e i particolari per vincere". Poi sul rapporto con le polemiche: "Sono abituato a farmi scivolare addosso i giudizi lesivi e le critiche. Negli ultimi anni ho conquistato tanti trofei e così è subentrato un altro status dell'Italia, l'invidia: quando una persona si erge un pochino a qualcosa di diverso, immediatamente riceve una valanga di insulti, soprattutto nel mondo digitale, dove ci sono i famosi leoni da tastiera".