Conferma giusta: però va ritrovata un’identità
Giusto confermare Spalletti. Molti tifosi non saranno d’accordo, quelli che sognano Conte in particolare. E hanno tutto il diritto di farlo, il diritto di chi ama e ricorda e non può accettare quello che è diventata la Juventus adesso. Ma parte del degrado che ha intaccato il club è dovuto all’aver calpestato abitudini ed etichette, parte intrinseca della Juventus. E alla Juventus non si cambia l’allenatore durante la stagione in generale, ma soprattutto non si fa per tre stagioni consecutive, con l’isteria di certe realtà di provincia. Non che Spalletti non abbia responsabilità in questo orrendo inizio di stagione, ma prima di pensare a un altro allenatore, come se l’uomo in panchina sia l’unico perno interno al quale ruota il destino del club, è necessario analizzare in modo più articolato i problemi che intrappolano le ambizioni della Juve.
Juventus, perché confermare Spalletti e ritrovare la cultura del club
Ieri, Giovanni Carnevali ha strigliato la squadra. Ha fatto bene. Dopo tre cambi di allenatori in tre anni, è ora che i giocatori si assumano le proprie responsabilità. La sconfitta di Genova, per le modalità con cui è arrivata, è stata una grave mancanza di rispetto al popolo bianconero. È necessario che i giocatori, al di là del loro valore tecnico, facciano un salto di qualità sotto il profilo dell’impegno, dell’agonismo e della dedizione alla maglia. L’impressione è che non si rendano conto di cosa indossano e cosa comporta indossarlo.
Juventus, giocatori e dirigenza: serve identità e senso di appartenenza
Ma non sono gli unici. Tutta la Juve è chiamata a un salto di qualità per ritrovare le radici del club che affondano in una granitica cultura del lavoro e della fatica. La dirigenza, l’allenatore, lo staff, la società: la storia della Juve insegna che tutti contribuiscono alle vittorie e se le vittorie non arrivano ogni componente deve fare un esame di coscienza e dare qualcosa di più. In questo momento la Juve si trova in una situazione bruttissima: il quarto posto, che di per sé non era un obiettivo così eccitante per un popolo abituato ad alzare trofei, è un Everest visto da qui, ma deve essere raggiunto. E c’è l’Europa League, certo, e può essere un traguardo di grande valore. Ma, soprattutto, c’è da ritrovare un’identità smarrita, una cultura calpestata, un orgoglio dimenticato. Restituite la Juve agli juventini e fatelo il più in fretta possibile, hanno già aspettato troppo.
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